Buongiorno, cari amici lettori,
qualche giorno fa, come credo molti di voi, ho letto la notizia riguardante le minacce di morte al Tenente Colonnello Gianfranco Paglia. Sicuramente e senza dubbio alcuno, il Tenente Colonnello Paglia, Medaglia d’Oro al Valor Militare e gravemente ferito in Somalia nell’adempimento del proprio dovere, è un uomo degno della massima stima e del massimo rispetto.
Rispetto per un militare che ha dichiarato: «Io ho rispetto per tutti. Ho rispetto persino per chi mi ha sparato alla schiena. Eravamo in guerra; in guerra le imboscate esistono, sono cose che si mettono nel conto, e non ho mai rimpianto di aver sacrificato le mie gambe per non uccidere quelle donne e quei bambini dietro i quali si nascondevano le milizie, in Somalia».
Come si fa a non nutrire un profondo rispetto per un uomo così?
Ma, allo stesso modo, come si fa a non prendere distanze siderali da coloro che usano il web al fine di perpetuare violenze verbali che sfociano in intollerabili minacce di morte? Come si fa a non condannare questi scheletrici leoni da tastiera che si nascondono dietro l’effige di un partito per sublimare le loro frustrazioni esistenziali?
Personalmente, questi individui mi fanno venire in mente le parole di un mio caro amico che prestava servizio nei reparti della Celere della Polizia di Stato e spesso era impegnato a sedare i disordini a Marassi. Un giorno mi disse, testuali parole: «Vedi, Gian, io la domenica vado allo stadio e devo tenere a bada queste falangi di scalmanati che si chiamano ultras, ma che con il mondo del calcio non c’entrano nulla.
Il calcio è forza fisica, è tattica, è competizione, è intelligenza, è strategia, è un gioco dove regna un equilibrio apparente che può essere spezzato in qualsiasi momento da una giocata geniale. Questa è la magia del gioco del pallone. Chi va allo stadio per godere di questo spettacolo è un vero tifoso, indipendentemente dalla squadra per la quale gli batte il cuore.
Ma chi va allo stadio per insultare, per creare disordini, per fare del male, per distruggere e, mentre lo fa, porta addosso i simboli di una squadra, ebbene quello non è un tifoso, ma è solo un delinquente che deve essere allontanato da tutte le squadre, nessuna esclusa».
Questo mi diceva il mio amico e le sue parole sono tristemente attuali. Sono passati trent’anni da allora, ma niente è cambiato. Nel calcio, come nella politica.
Anche la politica è tattica, è competizione, è intelligenza, è strategia, è un contesto dove a un apparente equilibrio si contrappone, a volte, un’intuizione geniale. Questa è la magia della politica. E chi fa politica, da qualsiasi parte sia schierato, ma la fa sublimando questi valori, allora è degno di rispetto e di stima.
Chi si mette in tasca una tessera, qualunque essa sia, e minaccia, insulta, sputa odiose sentenze o evoca folli ideologie del passato, allora quello non è un politico: è solo un delinquente che deve essere allontanato da tutti i partiti, nessuno escluso.
Le minacce odiose al Tenente Colonnello devono essere, per tutti noi, come la paglia che brucia: durano un attimo e poi non rimane più niente.
Giampiero Gioannini
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