Nel dibattito pubblico e giuridico sul contrasto alla violenza di genere, emergono posizioni che scuotono le fondamenta delle recenti riforme legislative. In un video diffuso sui canali social di Destra Community, viene contestata apertamente la figura di reato del femminicidio, definita una vera e propria “aberrazione giuridica”.
La tesi: il reato non può dipendere dall’identità della vittima
Secondo quanto espresso nel filmato, un reato non dovrebbe assumere una diversa gravità o una qualificazione specifica in base al sesso, al colore della pelle, alla religione o all’orientamento sessuale della persona che lo subisce o di chi lo commette. La legge, si osserva, deve rimanere universale:
”Un reato non può essere più o meno grave a seconda del sesso… di chi lo subisce o di chi lo commette.”
L’argomentazione prosegue sottolineando che gli strumenti normativi per punire severamente questi crimini erano già presenti nell’ordinamento. L’omicidio, integrato dalle aggravanti tradizionali — come la premeditazione, i futili motivi o la commissione del fatto all’interno del contesto familiare —, consente già da tempo di erogare il massimo della pena (fino all’ergastolo). Viene citato l’esempio del caso Turetta, avvenuto prima che venissero introdotte specifiche modifiche nel codice penale in materia di femminicidio, a dimostrazione dell’efficacia delle tesi sostenute.
Il confronto con le altre nazioni e la critica alla politica
A supporto di questa visione, nel video viene evidenziato come nei Paesi in cui la fattispecie del femminicidio è stata formalmente introdotta non si sia registrato un decremento statistico della violenza degli uomini nei confronti delle donne.
Per esemplificare il rischio di una eccessiva frammentazione del codice penale basata sulle motivazioni ideologiche o identitarie, viene proposto un parallelismo provocatorio con un recente fatto di cronaca avvenuto in Puglia, dove un immigrato è stato ucciso alla stazione: “Che cosa imputiamo? L’immigraticidio?”, si domanda polemicamente l’oratore.
Infine, l’approvazione all’unanimità di queste norme da parte di tutto l’arco costituzionale in Parlamento viene letta non come una reale convinzione giuridica, bensì come il frutto del timore dei parlamentari di esporsi alla “gogna mediatica”. Una pressione che, tuttavia, l’autore del video dichiara di voler ignorare pur di continuare a esprimere liberamente le proprie convinzioni.
Leggi gratis per SEMPRE!
Leggi gratis gli articoli di wp_235471
Se ti iscrivi entro il 15 di ottobre, leggi gratis per sempre.
Hai già un account?