il dibattito sulla giustizia in Italia si trova a un bivio storico. Negli ultimi mesi abbiamo assistito alla conclusione del percorso della grande riforma costituzionale della magistratura (il disegno di legge Meloni-Nordio) e, parallelamente, stiamo vivendo la fase cruciale del completamento degli obiettivi del PNRR.
La situazione attuale è divisa in due binari distinti: il blocco della riforma ordinamentale e l’avanzamento di quella digitale e procedurale.
1. Il Referendum Costituzionale del 2026: Vince il “No”
Il capitolo più importante e recente riguarda la riforma costituzionale della magistratura. Poiché il testo era stato approvato dal Parlamento senza raggiungere la maggioranza qualificata dei due terzi, è stato sottoposto a un referendum confermativo (senza quorum).
Il voto si è concluso con la vittoria del “No” (circa il 53%), bloccando l’entrata in vigore della riforma. Di conseguenza, l’assetto della magistratura resta quello tradizionale previsto dalla Costituzione.
La proposta bocciata dai cittadini prevedeva pilastri radicali:
Separazione delle carriere: La divisione netta e irreversibile tra magistrati giudicanti (i giudici) e magistrati requirenti (i pubblici ministeri), che non avrebbero più potuto scambiarsi le funzioni durante la carriera.
Sdoppiamento del CSM: L’istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura distinti, uno per i giudici e uno per i PM, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica.
Il Sorteggio: Per recidere i legami con le “correnti” della magistratura, i membri dei due CSM sarebbero stati estratti a sorte da elenchi specifici.
L’Alta Corte Disciplinare: Un tribunale esterno di 15 membri incaricato di giudicare gli illeciti disciplinari di tutte le toghe.
Cosa succede ora: Avendo vinto il “No”, la separazione delle carriere non entra in vigore. Il CSM resta unico e i meccanismi di selezione rimangono quelli ordinari.
2. Obiettivi PNRR e Giustizia Civile: Traguardo Giugno 2026
Mentre la riforma costituzionale si è fermata, prosegue a ritmo serrato l’attuazione della riforma legata al PNRR (le vecchie riforme Cartabia poi integrate dai decreti successivi).
Proprio in questo mese, entro la fine di giugno 2026, l’Italia ha un obiettivo europeo tassativo per la giustizia civile: ridurre del 90% l’arretrato delle cause civili pendenti in Corte d’Appello (il secondo grado di giudizio) che erano state avviate tra il 2018 e il 2022.
Per raggiungere questo target, gli uffici giudiziari stanno sfruttando a pieno regime:
L’Ufficio per il Processo (Upp), la struttura di staff (giuristi e ricercatori) nata per supportare i giudici nello studio dei fascicoli e nella bozza delle sentenze, i cui contratti sono stati oggetto di stabilizzazione proprio in questo periodo.
La forte spinta sulla digitalizzazione (il fascicolo telematico e i portali per il penale e il civile) per tagliare i tempi della burocrazia cartacea.
3. Le ultime novità del Governo (Decreto Giustizia)
All’inizio di giugno 2026, il Consiglio dei Ministri ha approvato un nuovo decreto-legge urgente che introduce micro-interventi sul funzionamento quotidiano dei tribunali. Tra le novità:
Una nuova rimodulazione dell’esame di Stato per gli avvocati (sessione unica annuale, due scritti in presenza con codici annotati e un orale).
Risorse e proroghe per la digitalizzazione delle intercettazioni e il funzionamento dell’Ufficio per il Processo.
Misure di semplificazione per accelerare gli indennizzi della legge Pinto (quelli dovuti ai cittadini per l’irragionevole durata dei processi).
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