Genova, 20 agosto 2026 — Questo è il terzo capitolo del mio racconto che ha per protagonista l’A.M.T. e, credetemi, temo non sarà l’ultimo. L’allusione del titolo, a scanso di equivoci, non ha nulla a che spartire con il celebre Hannibal Lecter; il motivo di questa definizione lo comprenderete presto.
Tutto ha avuto inizio lunedì 3 agosto, quando ho deciso di impugnare la tastiera e inviare una comunicazione formale all’indirizzo del servizio clienti, contrassegnandola con priorità alta e richiesta di avviso di lettura. In qualità di dipendente della Regione Liguria, in servizio presso il Settore Difesa del Suolo a Savona, mi reco ogni mattina a piedi verso la fermata per prendere l’autobus diretto alla Stazione Brignole, snodo fondamentale per il mio treno. Ho scelto di usare la mia mail istituzionale — e non un canale privato — perché credo che un dipendente pubblico, pagato con i soldi dei cittadini, abbia il dovere di offrire un servizio adeguato e di rispettare gli orari d’ufficio per non creare disservizi. Quella stessa serietà la pretendo, a maggior ragione, da un’azienda di trasporto pubblico.
Il caro-abbonamenti e i fantomatici orari
Nel cuore della mia segnalazione c’era un dato difficile da digerire. Rinnovando l’abbonamento annuale presso la biglietteria della stazione, i 295 euro dell’anno precedente si sono trasformati nei 395 euro attuali: un rincaro secco superiore al 35% in dodici mesi. Una percentuale che, lo posso assicurare, è rimasta un miraggio ben distante dai ritocchi salariali della mia categoria.
A fronte di questo salasso economico, che servizio viene offerto?
-
Consultando l’App dell’A.M.T. per la Linea 36, gli orari mattutini segnano 6:58, 7:10 e 7:22, prospettando una frequenza teorica ogni 12 o 13 minuti.
-
Nella realtà quotidiana, questo miraggio non si avvera mai.
-
Nell’ultima settimana precedente la mia mail, sono stato costretto ogni singolo giorno a camminare fino a Piazza Tommaseo pur di intercettare un mezzo alternativo che mi evitasse di perdere il treno.
-
Alla sera, al ritorno, la musica non cambia: attese snervanti superiori ai 20 minuti, spesso seguite dalla beffa di veder sopraggiungere due autobus identici uno dietro l’altro.
A suo tempo, chiudevo la mia missiva chiedendo un confronto sincero, razionale e costruttivo, auspicando che la risposta non si riducesse alla classica formula preconfezionata delle scuse di rito.
La gestione del silenzio
Giovedì 13 agosto, la notifica di sistema mi ha confermato che la mia mail era stata finalmente aperta e letta dagli uffici competenti. Da quel momento, il vuoto più assoluto.
A tutt’oggi, nessuna risposta è pervenuta. Nel frattempo, sul campo, nulla si è mosso: gli orari sull’App restano immutati sulla carta, ma il bus delle 7:10 della Linea 36 continua a essersi perso nelle nebbie, semplicemente sparito dalla circolazione da tempo immemore. Io, dal canto mio, mi sono rassegnato a rincorre quello delle 6:58, che puntualmente transita alle 7:01.
Voglio essere ottimista: preferisco pensare che questo muro di gomma sia figlio esclusivo del torpore ferragostano. Lungi da me l’idea che dietro questo assordante mutismo si celi la fredda e precisa volontà di lasciare scivolare la mia segnalazione nell’oblio.
No, oggi posso dire con certezza che il silenzio dell’A.M.T. non è altro che il silenzio degli innocenti.
Geom. Giampiero Gioannini
Regione Liguria – Difesa del Suolo, Savona