Un Regionale Veloce in ritardo, una carrozza gremita e la prospettiva di viaggiare in piedi fino a Genova Brignole. Giovedì 20 agosto, in una Liguria interessata dall’allerta meteo, il viaggio da Savona sembrava destinato a essere l’ennesimo capitolo del “Far West Trenitalia”. Ma un incontro inatteso ha cambiato il senso di quella giornata.
Il treno delle 17:33 è arrivato a Savona con quasi quaranta minuti di ritardo. Una sorte, tutto sommato, favorevole rispetto ad altri convogli che hanno registrato attese ben più lunghe. Nella carrozza stracolma si incrociavano gli sguardi stanchi dei passeggeri, i bagagli occupavano ogni spazio e la tensione era palpabile.
Mi ero ormai rassegnato a restare in piedi fino al capolinea. Poi ho intravisto un posto libero e mi sono seduto, con un pensiero semplice: “Lassù qualcuno mi ama”. Accanto a me c’era Lorenzo, un giovanissimo viaggiatore che teneva tra le mani Mondo senza fine di Ken Follett. Quello che si annunciava come un tragitto claustrofobico stava per prendere una direzione del tutto diversa.
Il sogno di Lorenzo: ingegneria e Ferrari
Lorenzo ha 17 anni, frequenta l’ultimo anno del liceo scientifico e possiede una chiarezza rara nel raccontare il proprio percorso. Ama i motori in modo viscerale, ha già scelto di iscriversi a Ingegneria meccanica e sogna di lavorare alla Ferrari.
Non era un desiderio pronunciato distrattamente. Nei suoi occhi e nel suo sorriso si leggeva una determinazione concreta. Ha già svolto uno stage nel settore che ama e ha sviluppato una tesi di oltre cinquanta pagine: segnali di un interesse coltivato con studio, curiosità e impegno.
Il punto, però, non è soltanto la lucidità con cui un ragazzo immagina il proprio domani. In un viaggio segnato dai disservizi, il vero paradosso è stato proprio questo: mentre il treno accumulava ritardo, Lorenzo raccontava un futuro che non intende rimandare.
Il valore del lavoro e delle scelte
Durante il viaggio mi ha parlato dei suoi coetanei, esprimendo con fermezza la distanza da chi consuma i fine settimana tra ozio e vizi. Mi ha parlato anche della sua esperienza nel mondo del lavoro, utile per comprendere il valore del denaro e la fatica che spesso si nasconde dietro ogni euro guadagnato.
Ha ricordato il nonno giornalista, che continua a trovare nello scrivere una fonte di gioia, e i genitori, capaci di alimentare una passione nata fin dall’infanzia. Dietro un progetto così definito non c’è soltanto ambizione: ci sono affetti, esempi e la volontà di trasformare una passione in una professione.
È una storia piccola solo in apparenza, ma parla a un futuro nazionale fatto anche di ragazzi che studiano, lavorano, scelgono una strada e provano a percorrerla con serietà. Non servono slogan: basta ascoltare ciò che hanno da dire.
Un raggio di sole in una giornata difficile
Grazie, Lorenzo, perché in una giornata grigia hai fatto comparire un raggio di sole. Giovani come te forse non sono ovunque, ma ci sono: pronti a costruire il loro domani, a lasciare un segno e a dare valore a un Paese che troppo spesso viene raccontato soltanto attraverso le sue difficoltà.
Ed è qui l’elemento decisivo: il futuro non arriva da solo, prende forma nelle scelte quotidiane di chi decide di prepararsi. Mi piace pensare che il libro che stavi leggendo sia un presagio e che ragazzi come te possano contribuire a creare davvero un “mondo senza fine”.
Da uno dei cassetti della memoria affiora allora un augurio semplice, da portare nei giorni che verranno: “Sogna ragazzo, sogna”.
Giampiero Gioannini
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