Mentre la legge parla chiaro e la giurisprudenza non lascerebbe spazio ad interpretazioni, sulle spiagge genovesi la realtà continuerebbe a raccontare una storia diversa. Nel mirino, questa volta, sarebbero finiti i Bagni San Nazzaro e la complessa gestione degli accessi al mare lungo Corso Italia. Un video circolato nelle ultime ore mostrerebbe una scena che avrebbe fatto subito il giro della rete, sollevando un’ondata di indignazione tra i residenti. Cartelli perentori e una barriera fisica, riconducibile a un tornello o a uno sbarramento, sarebbero stati utilizzati per impedire l’ingresso ad alcuni cittadini diretti verso la battigia.
L’episodio, di per sé grave, assumerebbe contorni ancor più delicati in quanto la gestione della struttura farebbe capo a un soggetto partecipato dal Comune di Genova. Se i fatti trovassero conferma, il settore pubblico si sarebbe comportato peggio del privato, arrivando a negare quello che la Legge Finanziaria del 2006 e il Codice della Navigazione sanciscono come un diritto inalienabile. L’accesso al demanio marittimo per raggiungere il mare dovrebbe infatti restare sempre libero, gratuito e garantito a chiunque, senza distinzioni o balzelli d’ingresso.
L’immagine dello sbarramento o del cartello di divieto posizionato nell’ambito di una gestione pubblica suonerebbe come una beffa istituzionale. La norma stabilisce una netta distinzione tra lo stazionamento, ovvero l’uso dei servizi, dei lettini e delle cabine dello stabilimento che legittimamente si paga, e il semplice transito per bagnarsi o fare un tuffo, che deve restare gratuito. Bloccare i cittadini al cancello principale significherebbe trasformare illegittimamente il demanio marittimo in una proprietà privata recintata.
A questo punto, la palla passerebbe inevitabilmente a Palazzo Tursi. La Sindaca non potrebbe sfilarsi con un silenzio di circostanza di fronte a una vicenda che tocca da vicino i diritti dei cittadini. Se una realtà legata all’amministrazione locale avesse adottato metodi in palese contrasto con la normativa nazionale sull’accesso alle spiagge, la responsabilità politica ed amministrativa risulterebbe diretta e innegabile.
La cittadinanza e i bagnanti attenderebbero quindi risposte immediate per capire se la decisione di impedire il transito sia stata avallata dall’amministrazione o se si tratti di un’iniziativa arbitraria. Si chiederebbe inoltre di sapere entro quando verrebbero ripristinati i varchi di libero accesso e quali provvedimenti si intenderebbero adottare qualora venissero accertate le violazioni. Le spiagge e il mare restano un bene comune e, se persino le strutture legate al Comune iniziassero a gestirli come club privati, il messaggio inviato alla città sarebbe devastante. La Sindaca sarebbe dunque chiamata a fare chiarezza senza girarsi dall’altra parte.