Il tema degli ammortizzatori sociali in Italia torna al centro del dibattito politico, sollevando interrogativi sulla gestione dei controlli e sulla necessità di una maggiore trasparenza tra i vari uffici previdenziali ed economici. Durante un recente intervento, l’europarlamentare Roberto Vannacci ha espresso forti critiche riguardo ad alcuni meccanismi che consentirebbero pratiche scorrette a danno delle casse dello Stato e del tessuto imprenditoriale.
Il “gioco” dei sei mesi e l’impatto sulle imprese
La discussione si apre con l’analisi di una dinamica definita dal conduttore come una “scaletta rapida”: dipendenti che, nell’arco di due anni, alternano sistematicamente sei mesi di lavoro e sei mesi di mutua per malattia, per poi accedere a un anno di NASPI una volta terminato il rapporto lavorativo.
Vannacci ha sottolineato come questo tipo di condotta gravi pesantemente sulle spalle delle imprese:
«Questo lo paga l’impresa, la quale impresa poi non riesce a far fronte a quelle che sono le spese per produrre, per creare ricchezza e tutto il resto.»
La denuncia di Vannacci sugli abusi all’estero
Il punto più sensibile toccato dall’europarlamentare riguarda l’utilizzo degli ammortizzatori sociali da parte di una fetta di lavoratori immigrati. Secondo quanto dichiarato da Vannacci, si registrerebbero comportamenti “disonestissimi” che vedono i beneficiari dei sussidi allontanarsi dall’Italia:
Mancata ricerca di lavoro in Italia: Invece di utilizzare il periodo coperto dagli ammortizzatori sociali per ricollocarsi nel mercato del lavoro italiano, alcuni soggetti farebbero ritorno nei propri paesi d’origine.
Doppio stipendio: Vannacci denuncia che, durante la permanenza all’estero, questi lavoratori troverebbero un secondo impiego nel paese di origine, cumulando di fatto le entrate del sussizio italiano con un nuovo salario.
La proposta: un portale unico e controlli sui passaporti
Di fronte alla proposta di Destra Community di istituire un portale unico per monitorare malattia, NASPI e altri ammortizzatori sociali al fine di superare la mancanza di comunicazione tra i vari uffici, Vannacci si è detto favorevole ma ha rilanciato con una soluzione più radicale.
Pur definendo il portale unico «una soluzione che dobbiamo cercare», l’europarlamentare ritiene che non sia sufficiente incrociare solo i dati assistenziali. La vera svolta nei controlli dovrebbe passare attraverso la verifica dei flussi migratori:
Controllo dei visti sul passaporto: Secondo Vannacci, le autorità dovrebbero concentrarsi sui passaporti dei cittadini stranieri per verificare se, durante i periodi di indennità, siano rimasti effettivamente sul territorio nazionale.
Verifica della presenza: Solo tramite il controllo dei timbri e dei visti sarebbe possibile stabilire con certezza se il beneficiario stia attivamente cercando lavoro in Italia o se sia andato a svolgere una seconda attività all’estero.
L’obiettivo finale, conclude Vannacci, deve essere la tolleranza zero contro i furbi del sistema assistenziale: «Non possiamo permettere che qualcuno se ne approfitti».
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