Foto dell'articolo: Striscione a Genova contro Schlein alla Festa dell’Unità
È lo striscione apparso su uno dei palazzi affacciati su piazza Caricamento, a Genova, pochi minuti prima dell’intervento della segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, alla Festa dell’Unità. La protesta è stata organizzata da un gruppo di abitanti, commercianti, lavoratori e frequentatori del centro storico, che chiedono maggiore attenzione sul tema della sicurezza e della vivibilità. I cittadini sottolineano inoltre come, in concomitanza con l’apertura della Festa dell’Unità, sia stata effettuata una vasta operazione di pulizia e riordino della zona, con l’obiettivo di nascondere temporaneamente molte delle situazioni di degrado denunciate quotidianamente.
La passerella genovese di Elly Schlein e Silvia Salis certifica il fallimento totale della sinistra: mentre i vertici dem celebrano il proprio teatrino politico tra slogan radical chic e alleanze di potere, Genova soffre sotto il peso di infrastrutture al collasso, di un’insicurezza fuori controllo e dell’abbandono sistematico dei quartieri ad alta immigrazione, ridotti a discariche a cielo aperto e zone franche di illegalità. È bastata l’ennesima adunata a favore di telecamere per confermare la totale disconnessione della sinistra dalla realtà dei territori. Da un lato la segretaria nazionale del Pd, Elly Schlein, impegnata a tessere le trame di un “campo largo” buono solo per spartirsi le poltrone; dall’altro un’amministrazione comunale a guida Salis che si trincera dietro la propaganda, incapace di governare i problemi reali della città. Mentre nei salotti della festa si brinda e si scambiano sorrisi di circostanza, la Genova reale sprofonda in un’emergenza cronica fatta di cantieri lumaca, viabilità paralizzata e isolamento logistico. La sinistra dimostra ogni giorno di non avere alcuna visione strategica per lo sviluppo infrastrutturale, lasciando la città ostaggio di veti ideologici e di una burocrazia asfissiante che penalizza i pendolari, il commercio e le imprese.
Ancora più inaccettabile è la deriva vissuta nei quartieri ad alta densità migratoria, a partire dalle aree più calde come Sampierdarena e il centro storico, trasformate in veri e propri territori di confine dove lo Stato e l’amministrazione locale hanno issato bandiera bianca. Qui l’integrazione sbandierata a parole dai vertici progressisti si scontra con la cruda realtà di strade sporche, marciapiedi invasi da rifiuti, degrado urbano dilagante e un’incuria igienica che calpesta la dignità dei residenti. Le periferie e i quartieri multietnici sono stati consegnati all’abbandono e all’incuria, diventando luoghi in cui i cittadini onesti sono costretti a subire il coprifuoco invisibile imposto dal degrado e dalla microcriminalità percepita.
A tutto questo si somma il dramma dell’insicurezza e della tolleranza pelosa verso le occupazioni abusive e l’illegalità diffusa. Spacciatori, bande di sbandati e mercati dell’usato abusivi occupano sistematicamente piazze e giardini pubblici, rendendo pericoloso il semplice camminare per strada, soprattutto nelle ore serali. Ma di fronte a questa emergenza sociale e di pubblica sicurezza, la risposta dell’asse Schlein-Salis è il silenzio imbarazzato o la giustificazione ideologica, voltando deliberatamente le spalle ai commercianti vessati e alle famiglie italiane e straniere regolari che chiedono solo decoro, ordine e legalità.
La visita dei vertici della sinistra a Genova rimarrà l’ennesimo monumento all’ipocrisia: una passerella di lusso tra paillettes e retorica progressista, andata in scena a pochi chilometri da strade dimenticate, piazze invase dalla sporcizia e cittadini esasperati che pagano le conseguenze di anni di cattiva amministrazione. Nonostante questo, Salis continua a essere vista come una possibile candidata premier che, guidando un’alleanza larga contro l’attuale presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, potrebbe riproporre il “modello Genova” su scala nazionale… una barzelletta tragicomica?