Il sonno della ragione genera mostri
Parte seconda
Buongiorno, miei cari amici lettori vicini e lontani. Nunzio Filogamo mi scuserà se continuo ad abusare del suo celeberrimo saluto, ma lo confesso: continuerò a farlo perché mi piace molto!
Vi invito a leggere il mio articolo pubblicato su Corriere Futuro alcune settimane fa e intitolato, appunto, “Il sonno della ragione genera mostri”. In quell’occasione dissi che quello che era successo nel pomeriggio di lunedì 10 agosto, in via Codemo, nel quartiere di San Zeno, a Treviso, non aveva altra spiegazione. Dissi che quello che era successo in quel cantiere non aveva nulla di razionale, ma era piuttosto un agghiacciante esempio di pura follia.
Sabato 29 agosto 2026, al Caffè Diemme di via Roma, sempre a Treviso, una cameriera di 20 anni è stata aggredita e presa a calci da una cliente, insoddisfatta di un caffè. La cliente, una ragazza di 22 anni di origini tunisine, ha iniziato a inveire contro il personale, urlando che il caffè non era buono. Dalle proteste verbali è passata alle vie di fatto, colpendo la dipendente con un calcio all’addome. La dipendente è caduta a terra ed è stata portata al pronto soccorso.
Tutto è iniziato tra le 17 e le 17:30, sotto gli occhi di molti clienti. Secondo quanto riferito da un testimone presente al momento dei fatti, la 22enne era seduta ai tavolini esterni assieme ad alcuni amici quando si è alzata, ha preso la tazzina di caffè e l’ha riportata al bancone. La ragazza lamentava che non fosse come lo aveva richiesto e ha cominciato a insultare la cameriera che lo aveva preparato, una ventenne che ha cercato di calmare la situazione proponendo di preparare un’altra tazzina.
I toni si sono però accesi e la cliente ha iniziato a inveire sempre più pesantemente. Gli altri dipendenti si sono avvicinati per supportare la collega e allontanare la 22enne, che è stata accompagnata fuori dal locale. Sembrava finita lì e, invece, quella ragazza è rientrata nella caffetteria mezz’ora dopo e si è diretta verso il bancone. I suoi amici la trattenevano; lei continuava a insultare la cameriera che stava di fronte a lei, fino a quando le ha tirato un calcio. La ventenne è caduta a terra. I dipendenti hanno lanciato l’allarme alle forze dell’ordine.
Nell’articolo su via Codemo non descrissi dettagliatamente ciò che era successo, ma oggi ho voluto riportare quasi integralmente il contenuto di un articolo di TrevisoToday. Perché ho pensato che, se avessi riscritto punto per punto tutto ciò che è successo in quel bar, avrei capito. Avrei capito il motivo per cui una ragazza di 22 anni colpisce con un calcio all’addome un’altra ragazza di quasi pari età per un caffè mal riuscito. Avrei capito il malessere esistenziale che si cela dietro un comportamento simile. Avrei capito che quell’atteggiamento così assurdo, così immotivato, così irrazionale, così violento era, in realtà, un disperato grido d’aiuto. Avrei, quindi, analizzato, capito e perdonato.
Ho analizzato, ma non ho capito e non ho perdonato. Non so voi, ma io non ci sono riuscito. Ho capito che quel sonno della ragione enunciato da Goya nel 1797 è rimasto immutato nei secoli e si è manifestato il 10 agosto e ancora il 29 agosto del 2026. E io sono qui ad aspettare, con ansia e paura, quando si manifesterà nuovamente, grondante di altra violenza, altra follia.
L’articolo di TrevisoToday dice che i dipendenti hanno lanciato l’allarme alle forze dell’ordine. Al loro arrivo la lite si era già appianata, ma tutti i presenti, inclusa l’aggressore, sono stati identificati. Non dice quali provvedimenti siano stati presi a carico della 22enne.
Io credo, anzi ne sono certo, che la comunità tunisina, perfettamente integrata nel tessuto sociale di Treviso, abbia stigmatizzato duramente il comportamento della propria connazionale, che non ha fatto altro che gettare malanimo e discredito sulla loro comunità, alimentando pericolosamente un fuoco che invece bisognerebbe sopire definitivamente.
Mi sono servito dell’A.I. e ho fatto una domanda: “Nel nostro codice penale l’aggressione fisica con giorni di prognosi come viene punita?”. La risposta è stata esauriente. L’aggressione fisica con giorni di prognosi si punisce come lesione personale ai sensi dell’articolo 582 del Codice Penale. La gravità del reato e la pena cambiano in base ai giorni di cura prescritti dal medico.
- Fino a 20 giorni (lesioni lievissime): la pena prevista è la reclusione da 6 mesi a 3 anni. Il reato è punibile solo se la vittima presenta una querela.
- Da 21 a 40 giorni (lesioni lievi): la pena va sempre da 6 mesi a 3 anni di reclusione.
- Oltre 40 giorni (lesioni gravi): la prognosi supera i 40 giorni o causa un indebolimento permanente di un organo. La pena sale con la reclusione da 3 a 7 anni.
- Casi gravissimi: se la malattia è insanabile o provoca la perdita di un senso o di un arto, la reclusione va da 6 a 12 anni.
- Senza giorni di prognosi (percosse): se l’aggressione non provoca una vera e propria malattia, ma solo dolore fisico, si applica l’articolo 581 del Codice Penale. La pena è la reclusione fino a 6 mesi o una multa fino a 309 euro.
Io non sono, ovviamente, un uomo di legge e non so come il legislatore abbia operato per giudicare i nordafricani di via Codemo e come opererà per giudicare la tunisina di via Roma.
L’immigrazione e la remigrazione sono tematiche oltremodo complesse e delicate, che meritano approfondimenti altrettanto complessi e delicati. Ma, nel frattempo, mi auguro che il sonno della ragione che ha ghermito queste persone non mieta vittime anche tra coloro che saranno chiamati a giudicare quest’ennesimo, agghiacciante esempio di pura follia.
Giampiero Gioannini.
Firma: Giampiero Gioannini
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